Alcune stime recenti hanno posto il valore degli asset fisici globali intorno a 256 migliaia di miliardi di dollari. Si tratta di una cifra da capogiro, ma al contempo molto ingannevole: buona parte di questi asset, infatti, non è fungibile, ossia è molto difficile da scambiare con denaro o altri asset.

1. A cosa serve la tokenizzazione?

  • Prendiamo come esempio una tua ipotetica casa da 100.000 euro.

Ora mettiamo caso che ti servano 10.000 euro in contanti per effettuare una ristrutturazione e aumentare così il valore dell’immobile.

Se la casa fosse un asset fungibile, potresti tranquillamente cederne un decimo per ottenere un decimo del suo valore, ovvero i 10.000 euro che ti servono.

Le cose però – purtroppo – non funzionano così: molto probabilmente, dovresti rivolgerti ad una banca che ti offrirebbe quella cifra in cambio di un tasso di interesse sul prestito. Non solo: le tempistiche sono generalmente molto lunghe, la quantità di carte da firmare è sempre più ampia e i rischi – come il pignoramento – sono all’ordine del giorno.

  • Ora poniamo invece che tu sia in possesso di un’opera d’arte di grande valore, nell’ordine di grandezza delle decine di milioni di euro. Come il quadro di Picasso Les femmes d’Alger, venduto all’asta per la modica cifra di 179.4 milioni di dollari.

Trovare un acquirente in grado di permettersi una quantità di denaro simile è molto raro, e questo comporta attese lunghissime e possibili svalutazioni.

Da qualche anno una nuova tecnologia si è fatta strada nel mondo degli asset, offrendo la possibilità di renderli fungibili e garantire dei notevoli benefici sia ai compratori che ai venditori: stiamo parlando della tokenizzazione tramite blockchain. In questo articolo parleremo dei benefici della tokenizzazione di un bene fisico: se sei interessato a sapere cos’è un token, clicca qui per leggere l’articolo dedicato.

2. Gli step per tokenizzare un bene fisico

I token digitali sono una tecnologia molto recente, e in quanto tale richiede un processo altrettanto innovativo per essere attuata.

Ecco gli step che solitamente riguardano la divisione in token di un asset fisico:

  1. Scelta dell’asset. Il primo passo riguarda, ovviamente, la scelta del bene che si vuole tokenizzare. Beni immobiliari, opere d’arte, gemme preziose, collezioni d’antiquariato: l’unica condizione è la capacità di un bene di essere posseduto legalmente. Una cosa da tenere bene a mente è il valore offerto al compratore del token: il suo margine di guadagno dipende dal cambiamento di valore dell’asset – come nel caso delle opere d’arte – o c’è una forma di guadagno intrinseca nel bene, come gli affitti derivati da un bene immobile?
  2. Economia dei token. I token si dividono in due macro-categorie: gli initial coin offering (ICO), che rappresentano delle quote di una società/azienda; e i security token offering (STO), che sono invece legati ad un asset fisico. Nel caso dei beni fisici, i security token sono generalmente i più utilizzati per la gestione economica dell’asset. A questo punto non resta che definire il metodo di scambio dei token: saranno venduti direttamente su un sito dedicato, oppure verranno inseriti in un exchange? Quanti token verranno messi in circolo? Ogni scelta comporta dei pro e dei contro, e la decisione finale ricadrà sull’azienda.
  3. Requisiti tecnici. Per funzionare, i token devono essere basati su una blockchain esistente. Finora, più dell’80% dei token sono ospitati sulla piattaforma Ethereum, che offre quindi un’ulteriore sicurezza dovuta alla natura condivisa delle blockchain.
  4. Requisiti legali. In base al tipo di asset tokenizzato, sarà necessario un lavoro di ricerca inerente alle leggi del tuo paese in merito alla tokenizzazione digitale di beni fisici. Questo passo viene generalmente gestito da un team di professionisti, in grado di assicurare la legalità del processo.
  5. Scrittura del white paper. Il white paper è un documento accessibile a tutti che spiega il funzionamento del progetto sotto ogni punto di vista: amministrativo, legale, economico, tecnologico, e ogni altro aspetto possibile. Lo scopo del white paper è duplice: creare trasparenza e attirare acquirenti.
  6. Partenza del progetto. A questo punto, non rimane che acquistare il bene fisico, tokenizzarlo, e venderlo agli acquirenti.

3. I vantaggi della tokenizzazione

Una volta chiariti i passi da seguire per tokenizzare un bene fisico, non rimane che una domanda: che vantaggi porta al venditore e agli acquirenti?

Il primo vantaggio è evidente: l’aumento di liquidità di beni altrimenti illiquidi, come le grandi proprietà immobiliari. La divisione in token consente di comprare e vendere la proprietà di un bene che sarebbe altrimenti indivisibile.

Questa aumentata liquidità porta ad altri due vantaggi: l’accessibilità ad un mercato altrimenti privilegiato, come quello immobiliare; e l’acquisizione di nuovi acquirenti, attirati dalla possibilità di possedere delle frazioni di un bene altrimenti inaccessibile.

Altri valori sono invece ereditati direttamente dalla natura della blockchain:

  1. Le transazioni sono gestite automaticamente da un codice visualizzabile da chiunque e inalterabile, rimuovendo la necessità di supervisione delle transazioni da parte di terzi;
  2. Ogni operazione sulla blockchain è pubblica, così come gli smart contract che gestiscono le transazioni: questa trasparenza aumenta notevolmente la sicurezza, dato che un attacco alla blockchain è quasi impossibile e, nel caso dei token, facilmente riparabile.
  3. La natura automatizzata delle transazioni trasforma delle procedure lunghe e costose in transazioni istantanee ed economiche, che aiutano a mantenere il valore dell’asset tokenizzato.

Questi benefici sono validi sia per il venditore dell’asset che per i compratori, in quanto entrambe le parti ricevono un guadagno sostanziale dall’utilizzo della tokenizzazione su blockchain.

Per concludere, possiamo paragonare la tokenizzazione a una residenza: perché comprare tutto il condominio, quando un singolo appartamento è più che sufficiente?